22.9.09

UN GIORNALISTA....Gideon Levy

"In Palestine"


Descrizione: E' il giornalista israeliano di Haaretz che da anni incarna l'anima più illuminata del suo popolo. Una vera colomba della pace che con le sue lucide analisi e i suoi coraggiosi commenti ha finito per diventare una spina nel fianco dei falchi che si sono succeduti al governo.

La sua voce rappresenta la vera coscienza - non solo quella critica - di una nazione che ha subito inique persecuzioni ed atroci sofferenze, ma che oggi rischia
di trasformarsi nel carnefice di un popolo con il quale è destinato invece ineluttabilmente a convivere.

Anche stavolta, in occasione della dichiarata guerra ad Hamas, di fronte al terribile massacro degli inermi abitanti della Striscia di Gaza, la voce di Gideon Levy è apparsa come l'estremo baluardo della ragione contro il cieco furore dei suoi governanti.

In 22 giorni sono rimasti sul campo circa 1400 palestinesi, per la maggior parte civili: donne, anziani e - secondo gli ultimi dati - più di 450 bambini. Uno spargimento di sangue contrassegnato da veri e propri episodi criminali (come quello di Zeitun, con i 110 civili ammassati in un edificio poi bombardato; o la scuola con le insegne Onu presa a cannonate, causando 40 morti, tutti civili), e provocato anche con l'utilizzo di armi non convenzionali come il fosforo bianco e l'uranio impoverito, che ha finito per indignare tutte le coscienze libere della comunità internazionale.

E l'unico risultato, alla fine, sarà verosimilmente quello di alimentare nuove vendette: altro odio, altra violenza, altri morti. Rafforzando, invece di indebolire, il terrorismo.

Gideon Levy non ha esitato a puntare il dito contro i responsabili – Ehud Olmert, Tzipi Livni ed Ehud Barak (“due di loro candidati a primo ministro; il terzo ad un processo per crimini di guerra”) – con parole pesanti come pietre che nessun giornalista occidentale (e tanto meno italiano) avrebbe mai osato pronunciare: “Se continueremo così – ha scritto sulle colonne di Haaretz – prima o poi a L’Aia (sede del Tribunale internazionale per i crimini di guerra, ndr) sarà istituita una nuova corte speciale”.

Tutto ciò gli sta procurando minacce ed insulti da parte dei suoi più fanatici connazionali. Ma lui non sembra curarsene: “Uno spirito malvagio è calato sulla nazione. Questo non è il mio patriottismo. Il mio patriottismo è criticare, fare le domande fondamentali. Questo non è solo il momento dell’uniforme e della fanfara, ma dell’umanità e della compassione”.


La voce di Gideon Levy è la voce del cuore e della ragione, la voce della coscienza.

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English version

Gideon Levy is the Israeli journalist of Haaretz who for years has expressed the most illuminated spirit of his people. A true Dove of Peace that, with his lucid analysis and his courageous comments, has become a thorn in the side of the Israeli hawks who who hold political power.

Levy is the voice of true conscience - not only the critical one - of a nation who underwent unique persecutions and atrocious suffering, but that today risks to transform itself in the executioner of people with which it is destiny to cohabit.

Again this time, in the occasion of the declared war to Hamas, in front of the terrible slaughter of unarmed innocent civilians of the Gaza Strip, the voice of Gideon Levy appeared like the extreme bastion of reason against the blind fury of his government.

In 22 days approximately 1400 Palestinian where left on the ground, civilians for the majority: women, old people and – according to the last count - more than 450 children.
A spilling of blood marked by genuine criminal episodes (like that one of Zeitun, with the 110 civilians locked in a building then bombed; or the school with UN status gunned down, causing 40 dead, all civilians), and achieved through the use of non conventional weapons like white phosphorus bombs man and uranium shells, that it has caused indignation in all the free consciences of the international community.

And the only result, at the end, will most probably be the one of provoking more vendettas, more hatred, more violence, and more loss of life. Strengthening, instead of weakening terrorism.

Gideon Levy has not hesitated to point his finger against the responsible - Ehud Olmert, Tzipi Livni and Ehud Barak (“two of them are candidates for prime minister, the third is a candidate for criminal indictment”) - with words heavy like stones that no western journalist (and the lesser an Italian one) would have ever dared to pronounce: “If we will continue like this- has written from the columns of Haaretz - maybe one day a new, special court will be established in The Hague (the international Court for the war crimes)”.

All of this it is obviously procuring him threats and insults from his more fanatic compatriots. But it does not seem to care: “A evil spirit has descended on our nation. This is not my kind of patriotism. My patriotism is to criticize, to ask questions, the fundamental ones. This is not only the moment of uniforms and fanfare, but of humanity the compassion”.

The voice of Gideon Levy is the voice of the heart and of the reason, the voice of conscience.