12.5.09

Israele, stato canaglia?
I soldati di Israele hanno fatto di Gaza una tomba
"Ciò che Israele fa subire ai Palestinesi è un abominio" ha dichiarato l’ex Presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, in occasione del suo recente tondo in Medio Oriente.
21 aprile 2008 | Temi : Apartheid israeliana Gaza Crimini di guerra israeliani Terrorismo di Stato israeliano
Distruzioni fatte da F16 israeliani nel Campo profughi El Bureij, causando 9 morti e 50 feriti il 19.02.2008 (rafahtoday.org)

Carter ha avuto, inoltre, il coraggio di sfidare i governi israeliano e statunirtense incontrando, a Damasco, il capo del movimento Hamas, Khaled Meshal, rompendo in tal modo l’isolamento e la demonizzazione nei quali la diplomazia "occidentale" si ostinaa mantenere questa forza politica, democraticamente uscita dallo scrutinio nel gennaio 2006 [1].

Meraviglioso Jimmy Carter !

Con il suo gesto, di semplice diplomazia umana, da solo, ha cancellato la nostra vergogna di appartenere a questa società "occidentale", che continua a sostenere ciecamente uno Stato coloniale il quale ha cancellato la Palestina dalla carta geografica ed adotta, da 60 anni contro un popolo senza difesa, operazioni militari a carattere terroristico, una politica di segregazione e di assassinii mirati, detti "extragiudiziari".

Avremmo apprezzato che anche altri capi di Stato avessero il coraggio di denunciare i crimini di guerra di Israele con la stessa chiarezza di Carter.

Israele ha messo il Medio Oriente a fuoco e a fuoco. Si è reso colpevole di crimini gravissimi, in violazione di tutte le norme del diritto internazionale. E l’Unione Europea ha ancora l’indecenza di richiedere ai Palestinesi, ed ai loro fratelli arabi, di riconoscere "il diritto di Israele di esistere" come "Stato ebraico", cosa che equivarrebbe a legittimare la segregazione e negare ai profughi palestinesi il loro diritto inalienabile di tornare, come qualsiasi altro profugo nel mondo, sulle terre e nelle case da cui sono stati cacciati!

Come lo rilevava così precisamente l’intellettuale palestinese Omar Barghouti, "nessuno Stato ha il diritto di esistere come Stato razzista" [2]. Uno Stato che fa regnare il terrore, uccidendo ogni giorno donne e bambini, che i loro parenti, disperati, ritrovano mutilati; uno Stato che può massacrare, come accade a Gaza, nello spazio di alcuni giorni, alcune centinaia di civili innocenti, lanciando contro loro bombe che disperdono centinaia di microfrecce acuminate, penetrano nel corpo, mutilano, uccidono, generano atroci sofferenze, - senza che ciò sollevi, occorre dirlo, la minima indignazione delle nostre democrazie - dovrebbe essere messi al bando delle nazioni.

Mentre abbiamo diritto alle migliori cure, accesso ad ospedali e medicine per alleviare e curare le nostre malattie e le nostre ferite, a Gaza, i pazienti muoiono poiché Israele non lascia in entrare nulla e gli ospedali sono presi per obiettivo. L’esercito israeliano ha devastato, il 16 aprile, "El Wafa Medical Rehabilitation", mettendo la vita dei pazienti e del corpo sanitario in pericolo, privandoli d’elettricità e d’approvvigionamento di acqua, costringendo i chirurghi a smettere di operare.

A Gaza, da un anno, feriti e pazienti, che avrebbero potuto essere curati, sono morti per mancanza di cure. Suhha Al Jumbass, 22 anni, paziente di cancro, è deceduta, in questo terribile mese d’aprile, perché l’esercito israeliano gli ha rifiutato, come ad altre 133 persone morte recentemente prima di lei, di andare a farsi curare in Egitto.

Il giorno successivo al massacro di Boureij [3], il primo ministro israeliano, Ehud Olmert ha avuto l’arroganza di dire che Israele farà "pagare al Hamas il prezzo di ciò che avviene a Gaza".

Ma chi paga il prezzo delle sofferenze? L’aggressore o l’aggredito ch’esso mette a morte? Cosa può ancora far "pagare" Israele a questi bambini ch’esso affama, che soffrono per la malnutrizione ed il cui stato psicologico è inquietante, e a queste migliaia di malati spaventati, lasciate nell’abbandono per mancanza di cure, che continueranno a morire per la mancanza di medicine?

Come possono le nostre società tollerare altrettanti orrori ed ingiustizie? Perché i nostri governi si limitano a chiamare "le due parti alla moderazione", come se si potesse stabilire una simmetria tra l’occupante ed occupato, tra il boia e la propria vittima!

Non ne possiamo più di quest’atteggiamento distorto che tratta con riguardo Israele e disprezza le vittime arabe. Un residente di Rafah ci diceva recentemente con amarezza: "Ci liquidano tirando missili riempiti di esplosivi pesanti di 3’000 pound. Una tonnellata di quest’esplosivi ZNT è capace di radere tutta una zona. È un missile di questo tipo che l’esercito israeliano ha lanciato contro una moschea a Rafah e che ha distrutto anche altre quindici case. Ci condannano a morire, ci avvelenano, ci chiudono, ci tagliano i prodotti alimentari, ci bombardano, ci privano di qualsiasi accesso alle medicine, ci privano di prodotti vitali come il cloro per risanare l’acqua ed in seguito ci vendono le loro lattughe avvelenate dagli insetticidi, ad un prezzo esorbitante ".

I palestinesi hanno diritto alla vita e ad essere protetti, come ogni popolo oppresso di chi è molto più forte di lui. Mai una guerra condotta da uno Stato coloniale è stata così durevolmente coperta dalla menzogna, dalla disinformazione, dall’ipocrisia.

Anche i cosiddetti "amici della Palestina", gli Israeliani pacifisti che si idealizzano, non sono senza rimproveri. Giacché, accontentarsi di condannare l’occupazione israeliana ed i suoi crimini non basta a regolare i torti causati. Occorre avere l’onestà di andare alla radice del problema esigendo, non soltanto la fine dell’occupazione, ma anche il diritto al ritorno dei profughi, e la fine del razzismo istituzionalizzato contro i Palestinesi, e ciò in uno Stato che garantisca diritti uguali a tutti i suoi abitanti.

La gente di confessione ebraica che si identifica con Israele non può continuare a far valere i crimini commessi dai nazisti per giustificare l’esistenza di uno Stato razzista su terre rubate agli Arabi.

Tutto ciò è inaccettabile. Gaza è, per i suoi abitanti, una prigione da cui nessuno può uscire, eccetto i palestinesi forniti di un lasciare passare VIP consegnato alla "testa del cliente" e d’intesa con l’occupante, da parte dell’autorità palestinese di Ramallah.
Un’autorità corrotta, che partecipa alla liquidazione di Hamas e va contro le aspirazioni del suo popolo. I palestinesi, già brutalizzati dall’esercito d’occupazione, non meritavano questo ulteriore tradimento.

Rimane da augura che verrà il tempo dove coloro che hanno commesso crimini o che hanno servito, in modo o in un’altro, gli interessi dell’occupante israeliano, saranno destinati a rispondere dinanzi alla storia.

Silvia Cattori

Traduzione: EURASIA http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkplllkVulBQYjlvrA.shtml

Versione originale francese: http://www.silviacattori.net/article430.html